un’arte contemporanea … diversamente pubblica

Era il 1999, periodo nel quale studiavamo all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Vivevamo l’accademia 8 forse 9 ore al giorno 5 giorni a settimana.

Tra gli studenti molti erano i giovani artisti che guardavamo con interesse.
Riccardo Albanese che amava esibirsi in performance di danza ­čśŐ, Quarta pittura di Nin├Č Sgambati e le performance di gruppo da NoGlobal con l’aula Bar ­čĄö, Ivan Piano e le sue fisse per i Prodigy ­čśé, Mario pesce a fore: collettivo d’artista che, seppur armati di buona volont├á, non riuscivamo per niente a capire (colpa nostra ­čśî), … solo per citarne alcuni.

Questi artisti avevano tutti una comune peculiarit├á: il loro linguaggio aveva necessariamente bisogno, seppur nei diversi criteri di ricerca artistica, di un pubblico di riferimento, un interlocutore nel quale imbattersi, confrontarsi, interagire e con il quale completare l’opera o, in alcuni casi, la necessaria presenza fisica dell’utente per la realizzazione dell’opera artistica.

Noi, dall’altro lato lavorando tra quattro mura, proseguivamo la nostra ricerca artistica privata senza cercare e ne volere l’interlocutore, seppur fosse stato vestito da solo spettatore. Il nostro lavoro, le nostre performance private avrebbero accettato dopo un utente diversamente pubblico e un pubblico diversamente presente.

Remember – Dell’Aversana&Varavallo Soloshow – CAM Museum

CAM Museum – Maggio 2016

REMEMBER il corpo come oggetto ?
Dal Novecento al secondo millennio interconnessi e mobili.
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Link: https://www.thisisAntonio/dellaversanaevaravallo#

L’arrivo di Internet ha scardinato i teoremi del mercato imposto dell’arte, ha velocemente spinto verso un nuovo ordine economico fatto di geografie interconnesse, dove il corpo oggetto di Dell’Aversana-Varavallo si ├Ę mosso con estrema naturalezza, la scansione intima dei propri frammenti di corpo e di vita, ha generato nuovi corpi e nuova vita perfettamente integrata nella loro processualit├á operativa.

I loro corpi erano pronti alla fine del secolo scorso ad approdare ad una idea di privato ed intimità sempre più didattica e condivisa, sono stati pionieri lucidi del potenziale che si sarebbe sviluppato con la cultura digitale.
Il progetto di arte e di vita ├Ę basato sull’esperienza che accumulano, condividono e trasmettono, l’esperienza del corpo divenuto corpo genitoriale conta nel loro lavoro pi├╣ e quanto i suoi benefit.Le loro emozioni trasmesse, vincono sulla funzionalit├á e la vendibilit├á del prodotto, i loro sono corpi ematici.Mirano a condividere la propria esperienza formalizzata attraverso i media digitali, empaticamente con i loro spettatori, la funzionalit├á del loro progetto di arte e di vita ├Ę interconnesso con la sua emotivit├á, la loro percezione estetica ├Ę sensoriale, i sensi ed i significati del loro lavoro sono il territorio che condividono con lo spettatore.

Il loro lavoro ignora l’estetica massificata del webmarketing, loro non pubblicizzano niente, il loro corpo oggetto non ├Ę mai stato mercificato, anzi si ├Ę tutelato, mostrandosi per ci├▓ che naturalmente ├Ę immettendosi in una nuova antropologia culturale del consumo, determinando una nuova economia, quella della dimensione dei valori simbolici.
La loro comunicazione ├Ę pietra miliare di una “nuova economia” dentro il sistema dell’arte dove si ridefiniscono ruoli ancestrali e divinit├á (Il corpo gravido e fertile di lei come pu├▓ non farci tenere presente l’ancestrale rappresentazione della Dea Madre?) affermandosi simbolicamente su uno dei mali delle ricerche artistiche contemporanee (di cui io, lo scrivente, non sono esente) che ├Ę l’individualismo.

All’osservatore individualista Dell’Aversana-Varavallo fanno riflettere sul senso profondo della vita e dell’esistenza, gli ricordano cosa voglia dire nel profondo della struttura della consapevolezza umana fare network con i propri simili. La loro, prima di essere sperimentazione ├Ę co-creazione multitasking, dal corpo come sonda dell’altro corpo al corpo sondato e tracciato nei suoi percorsi dall’economia dell’informazione digitale.

Il Marketing di Dell’Aversana-Varavallo ├Ę marketing delle relazioni, sono dei cavalieri dell’esperienza vissuta e maturata, mercenari della natura delle relazioni in questo secolo non pi├╣ convenzionale, delle anime tribali immerse in una realt├á digitale; la loro grande qualit├á ├Ę quella di salvaguardare il patrimonio di conoscenza in dotazione dal secolo passato ed attraverso di esso accettare le sfide che il sistema sociale delle relazioni impone in un mutato contesto.
La loro vita ├Ę la cifra del loro brand, ├Ę questo si tratta di un valore simbolico importantissimo per loro, per voi, per noi e per me, non ha prezzo e li eleva ad artisti privi di codice a barra.

#Codiceabarra, #Antonio, #vitescannerizzate,#vitetracciate,#senzaprezzo

Focolai Sensoriali

Casale di Teverolaccio, Succivo CE
12-26 Marzo 2016

Mimmo Domenico Di Caterino Barbara ArdauDario Di Franco ArtistaAgostino RampinoMauro RescignoMariapia Saccone ArtDell’Aversana Varavallo

Era il 23 marzo del 1902 quando Paul Klee, a soli 22 anni, arrivo╠Ç per la prima volta a Napoli. Nei suoi diari descrive Napoli come “un quadro movimentato di chiarezze”; dalla sua camera scrive: ” d i fronte ad un tale spettacolo si pensa alla tentazione di Cristo. Ci si esalta dalla gioia, si e╠Ç librati da sfere splendenti, divenute il centro del mondo. ”

Scende in strada e arrivando nei pressi del porto quelle chiarezze penetrano “attraverso un mondo p a u r o s o ” . ” S o n o u o m i n i q u e s t i q u a g g i u╠Ç ” s i c h i e d e ; ” a b b r u t t i t i , m a l a t i , s t r a c c i o n i . . . V o l u t t a╠Ç d i a r t i s t a lasciarsi infettare cosi╠Ç… so che la mia arte esige tutto cio╠Ç come stimolo… Possa venire presto quel giorno. Poter conciliare gli opposti. Esprimere la molteplicita╠Ç con una parola “.Klee ambiva a poter esprimere la molteplicita╠Ç di emozioni di un uomo che guardava ad un cosmo nuovo che si svelava sotto i suoi occhi come per la prima volta nel suo linguaggio. Pochi, riconoscibili tratti primari.

Ogni artista sa che viaggiare, scoprire posti di interesse, belli o brutti che siano, riesce a dare forma al proprio potenziale creativo in modo da rispondere a quei bisogni intellettuali di libertà di espressione e di rappresentazione.
Per il pittore svizzero lÔÇÖarte mantiene una connessione con le forme sensibili, segno di un legame imprescindibile con la realta╠Ç. Non c’e╠Ç cosa piu╠Ç vera. L’arte contemporanea deve continuare a porre interrogativi e indurre a riflettere su argomentazioni vive e reali, dev’essere lo strumento con il quale relazionarsi con ogni singolo utente, in una modalita╠Ç riflessiva che attraversa e ridiscute il quotidiano.

Chi vive o ha vissuto fino a pochi anni fa nelle province di Napoli e Caserta, in quel triangolo che abbiamo imparato a chiamare Terra dei Fuochi, conosce bene il fumo nero generato da scarti di pellame e copertoni che bruciano, ha assaporato per molte notti trascorse insonni il gusto amaro che lascia in bocca l’odore di quei fuochi che hanno bruciato. Anche e soprattutto in estate.
Chi vive o ha vissuto in questa terra, conosce altrettanto bene le sfere splendenti che la compongono (vado a memoria): Positano, Sorrento e la Costiera Amalfitana e Sorrentina, il Maschio Angioino, il Belvedere di San Leucio, la Reggia di Caserta e Caserta Vecchia, la Reggia di Carditello, le Maschere Atellane, gli odori e i sapori della Napoli interna, Via Caracciolo, Pompei ed Ercolano. La pizza a portafoglio. (alla faccia delle due collinette d’oro).

Quale dei due volti dev’essere argomento di discussione?

Non nascondo niente di quello che mi appartiene. È nostro dovere ricordare e preservare, ed è nostro compito migliorare.

Voglio una terra nella quale regni la condivisione (argomento tanto usato ed abusato nei tempi del web 2.0), voglio una Campania Felix che possa essere come la Napoli descritta da Goethe nel suo Viaggio in Italia, nel quale ÔÇťci restituisce non solo l’immagine vivida di luoghi di impareggiabile bellezza ma, soprattutto il carattere di un popolo: la capacita╠Ç dei napoletani di usare la ricchezza dell’ambiente naturale a proprio vantaggio, senza approfittare, senza distruggere, trovando il proprio posto in un’economia fatta di scambi fittissimi, nient’affatto povera perche╠ü capace di creare un ciclo produttivo virtuoso, in cui ognuno svolge una funzione utile alla collettivita╠Ç e, nonostante tutto, compie bene e fino in fondo il proprio lavoroÔÇŁ.

Poul Klee scopre la Napoli di sempre in un solo giorno. Quella dal doppio volto, la stessa Napoli di Pino Daniele, quella dai mille colori e dalle mille paure.

Ad ogni colore una paura. O meglio, ad ogni sfumatura di colore un diverso sentire. Perché i colori, come i sentimenti, sono fuggevoli alla definizione più stretta.

Sfuggire a quella tendenza razionale e tutta umana di definire le emozioni, come a quella di decidere che esistano una serie limitata di colori. Impossibile.

Conserviamo la ricchezza di poter usare un nostro linguaggio personale, una nostra interpretazione personale non assimilabile a… ma quanto piu╠Ç vicina al nostro sentire. Infinito. In un tempo finito.

Voglio che la nostra terra ridiventi quel centro del mondo che Klee percepisce nel 1902, voglio essere avvolto dal fuoco sensoriale che ognuno di noi produce attraverso un modus operandi che ridiscute la percezione del tempo.

Dentro o Fuori? Il doppio volto dell’artista fuori e dentro il sistema dell’arte

PAN Palazzo delle Arti Napoli  – 20-24 novembre 2015 – testi di Domenico Mimmo di Caterino

Come orientarsi in questo nuovo millennio davanti all’abbattimento del filtro dell’intermediazione degli addetti ai lavori ad opera di applicazioni e social media?

La differenza tra l’artista e il dilettante sta nel ragionamento e nella teoria, l’artista e╠Ç in grado di spiegare il suo lavoro privo di filtri e intermediazioni, conosce il lavoro di chi l’ha preceduto e dei suoi contemporanei e su queste basi instaura un confronto dialettico e linguistico di senso; il riconoscimento della critica o delle istituzioni davanti a questo conta poco o nulla.

Quello che conta realmente e╠Ç lo sguardo dell’altro, il sapere riconoscere l’esistenza dell’altro, la tensione emozionale che nasce dalla relazione con altre persone.

L’artista e╠Ç in grado di padroneggiare la propria follia, e╠Ç un maestro della sua follia, per questo da questo secolo in poi, a decidere chi e╠Ç o non e╠Ç un artista, non sara╠Ç piu╠Ç un critico, ma la psicoterapia e la psichiatria scinderanno tra chi e╠Ç artista e chi non lo e╠Ç perche╠ü incapace di padroneggiare la propria follia.

Tutti gli artisti visivi in mostra, sono delle eccellenze nella loro professione, legata per convenzione ad un altro linguaggio dell’arte (quello della musica, quello del teatro, del cabaret, della comunicazioneÔÇŽ). Perch├ę limitarli ed incasellarli culturalmente in strategie di marketing che mirano a fare di una particella frammentaria della loro ricerca di arte e di vita, prodotto culturale di consumo di massa? In fondo chi l’ha detto che un artista debba essere esclusivamente bravo e specializzato nel proprio lavoro?  

Non escluderei neanche chi trasversalmente si muove da un linguaggio artistico ad un altro, le avanguardie artistiche del novecento gia╠Ç teorizzavano una sfera cognitiva creativa totale, in grado di muoversi da un universo linguistico dell’arte ad un altro, l’idea che lo strumento sia questo o quel linguaggio dell’arte da utilizzare con i “contenuti” umani dell’artista in relazione ai suoi obiettivi emotivi, empatici ed endogeni.
Su questi ultimi, stiamo focalizzando il nostro focus tematico espositivo, attraverso la loro ricerca trasversale e laterale ci stiamo interrogando su quanto la “specializzazione culturale industriale” del secolo passato, limiti realmente la sfera creativa e cognitiva di un artista che sappia connettere diversi linguaggi dell’arte, un artista in grado di attraversarli per sondare la sua esperienza e ricerca umana, prescindendo dal suo “lavoro”.           

Insomma a guardare quello che viene mostrato in “Dentro o fuori? Il doppio volto dell’artista dentro e fuori il sistema dell’arte” appare nitido che mentre le professioni dell’arte possono essere lavoro, l’arte della vita ├Ę innegabilmente ricerca di senso, ricordate Cocteau?                       

“Bisogna essere uomini in vita e artisti postumi”.

Avete capito tutto dell’arte e della vita.